domenica, 17 agosto 2008

il vizietto

vitelloniUn rampante industriale del Nordest viene fermato dai carabinieri che gli contestano l'uso del telefonino durante la guida. Per nulla intimorito dalla divisa nè arrossito per l'evidente flagranza, il venetissimo eroe quasi si indigna nell'essere oggetto di tanta attenzione, giacchè,  lui, è al telefono con un onorevole di Alleanza Nazionale e non è possibile che Roma Ladrona, paletta alla mano, debba interferire nella vita privata di un onesto cittadino oberato dalle tasse. Il Maresciallo, poco avezzo al Lei-Non-Sa-Chi-Sono-Io, coglie l'occasione per applicare con esemplare puntiglio il Codice della Strada e farla così finita con un reperto storico della Razza Padrona. Ma evidentemente la questione di principio è un golem che va sfamato, e lo sfacciato spaccone richiama l'onorevole affinchè il salasso non abbia seguito. Dunque l'importante signore telefona al Tenente della compagnia. Ora, la contravvenzione elevata mai segue la parabola discendente verso il cestino, senza che venga commesso un  abuso d'ufficio, perciò il Tenente, informato dell'accaduto, con educazione declina la velata offerta e rimanda indirettamente il Politico al superiore di grado: il Capitano della compagnia. Ma nemmeno l'ufficiale reggente intende cedere al richiamo del potere che conta e al basito signore di Roma non resta che sondare il terreno della Prefettura, leggermente più incline ai giochi di fazione di un'intera una compagnia di carabinieri. E sentite le parti, il terzo potenziale candidato allo stralcio della multa indica agli atleti della scorciatoia l'iter da seguire: che si impugni l'onta! La stupida ostinazione fa il resto, l'impugnazione reca a guisa di motivazione  la falsa testimonianza dello zelante Maresciallo e viene recapitata presso l'abitazione del Tenente con allegato il biglietto da visita del Politico. L'insolita missiva, accompagnata dal bigliettino particolare, finisce sulla scrivania del Prefetto, il quale, seccato per la mancanza di ortodossia, rigetta e saluta. E dovrebbe essere finita, davvero finita, la rincorsa al privilegio, invece il principio ha ancora fame e il pasto seguente ha come portata unica il giudice di pace, che non è certo lo step successivo nella filiera delle competenze, perchè chiunque volesse impugnare un verbale è costretto a scegliere: o si va dal prefetto o si fa dal giudice e non li si testa entrambi, al fine di ottenere un risultato proficuo! E quest'ultimo non ha alcun dubbio su come vada affrontato il compitino, cosicchè al ruspante galletto , nonostante il Referente de Roma, esibilto al mondo della gente per bene come figurata appendice sessuale, non resta che pagare l'inezia allo Stato, in virtù del sacrosanto  comandamento civico secondo cui La Legge è Uguale per Tutti.
milodonte alle 19:38 in:
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mercoledì, 13 agosto 2008

invano veritas


Michela Vittoria Brambilla è una vera donna. E il fatto che i significanti  della proposizione declinino tutti al femminile ne è un'ulteriore prova . Anche Flessibilità è espressione femminile, e Opportunità e Novità ed Esperienza  appartengono di diritto al folto gruppo dei ginolemmi che fanno tendenza. Contenuti, per esempio, nella Legge Biagi, polpettone ideologico del nuovo ceto imprenditoriale. Non è perciò un caso che voci pesanti e virili come Precariato e SalarioMinimo trovino inadeguato spazio di dicussione, tranne che nelle piazze e alla festa dell'Unità. Diciamolo, Michela Vittoria Brambilla è donna attenta e sensibile ai bisogni del sesso debole, e si prodiga con spirito giacobino affinchè ogni madre abbia il diritto a una sacrosanta carriera lavorativa. Anche a costo di flessibilizzare la Verità dei Fatti, perchè l'importante è cominciare...
milodonte alle 16:17 in:
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venerdì, 08 agosto 2008

osrevni osnes ni

335677940_0fdea8f1fbLa portai nel bosco e lì si perse.

Temevo di smarrire la libertà di essere qualsiasi cosa mi fosse venuta in mente, temevo di dare più di quanto io fossi già stato in grado di donare. Sollevato dal senso del dovere, potrei ora ridere e ballare e musicare in rima l'epica avventura, l'abbandono del peso. Invece stiro appena le labbra, dando la colpa al sole, mentre gli occhi seguono il solco delle rughe lasciate dal dubbio ; e  i piedi  nemmeno provano a trasformare in passi  di danza il ritmo di un cuore più leggero. E' possibile che io abbia confuso la natura dei significati? Forse Leggerezza e Vuoto non rimano affatto, forse è un problema di tensione e di spazi, e non escludo che l'abbaglio semantico abbia prodotto  in me una visione  distorta dei fatti. Allora,  se così fosse, questa sensazione di volare dovrebbe essere ripensata e l'unica valida opzione predicativa  avrebbe un carattere, come dire, discendente...

Miodio, sto precipitando!

E la parola Amore è chissà dove nel bosco.
milodonte alle 23:30 in:
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mercoledì, 06 agosto 2008

alla ricerca del grande boh

Goyo_Alonso_siempre_la_concha.sized


Fuggiamo insieme, tu e io. Dalla solitudine al silenzio.
milodonte alle 10:42 in:
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giovedì, 19 giugno 2008

banzai all'amatriciana

chaplin

Allora è vero.

Allora è vero che a forza di snellire si arriva all'osso.
Sessantadue lavoratori a tempo determinato rappresentano il grasso in eccesso per un'azienda il cui peso supera di poco i settecento dipendenti. Sessantadue differenti personalità, passati attraverso il filtro dell'omologazione, diventano Personale in Esubero. E qualsiasi dissertazione intorno al concetto di Flessibilità non meriterebbe ulteriore Spreco di tempo, se non fosse per l'improvvisa impennata di espressioni, mutuate dalla letteratura gestionale anglo-orientale, che hanno accompagnato alla porta le risorse umane in eccesso . Perchè se la congiuntura economica sorride  solo agli speculatori, se l'economia tira quanto l'intercity Canova (soppresso per eccesso di perdita), l'unica forma di ristrutturazione aziendale perseguibile parla ormai un paio di lingue appena: il Giapponese e l'Inglese. Certo, dire KAIZEN suona meglio di "cambiare per migliorare"; etichettare come MUDA ogni spreco, dalla semplice riparazione del prodotto al lavoratore dipendente non impegnato JUST IN TIME, acquista nell'immediato tutte le caratteristiche dell'onomatopea. Muda! Si potrebbe ridere amaro, giocando con le parole. Ma il Pensiero Snello impone concisione, niente più subordinate nè figure retoriche, via ogni aggettivo superfluo e avverbio d'intralcio: il Predicato deve lavorare. E quel che è più, il soggetto viene completamente omesso dal ciclo della sintassi produttiva. TOYOTISMO è la cura contro la crisi, "eliminazione dello spreco" il suo credo.

Ebbene, si può giocare al piccolo economista e salvare tutte le aziende del mondo, si può coccolare gli azionisti tutti, garantendo linfa ai profitti; ma se si preclude alla massa di lavoratori la possibilità di essere artefici della propria felicità, tanto vale tornare nelle piazze a cantare Contessa, perchè l'alternativa è la flessibilizzazione della società intera, il precariato non solo come stile di vita, ma vera e propria forma mentis, quella che già ora fa dire ai più giovani, allenati alle somministrazioni temporanee a tempo indeterminato: destra e sinistra uguali sono.

Sessantadue individui abbandonati sul ciglio della strada, le promesse disattese, un quotidiano da ricostruire e un altro lavoro a termine per un salario di vergogna. La realtà snellita da ogni speranza




milodonte alle 00:36 in:
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domenica, 01 giugno 2008

centomila gavette di cemento armato

14 ponte - brasiniI miei rapporti sono a forma di ponte. Qualche volta paiono costose e interminabili strutture d’avanguardia, come l'Orrido di Calatrava; in altre occasioni sono spettacolari passerelle di corda sulle gole andine, da riannodare ogni anno, appena la primavera sfiora quota tremila metri; a volte ancora ricordano gli storici ponti di zattere sul Piave, semoventi vie di accesso all’intimità reciproca, oppure altissimi viadotti di cemento armato, sospesi sopra un mare di nebbia ligure ed esposti ai venti che dal Tirreno risalgono valli impervie e antiche come le rughe di una mano operaia. Quelle preziose arterie verso la conoscenza dell’altro, differenti tra loro come le persone toccate nella mia vita, hanno nell’indissolubilità la natura che le accomuna a prescindere.

A un solo tipo di ponte ho messo il veto, il Reggio Calabria - Messina, inutile e autocelebrante strumento verso la santità di un uomo dal bassissimo profilo politico, che ha fatto dell’apparenza l’unica via d’intrusione alla realtà in sé. Perché se abitassi nell’incavo dell’angolo più lontano dell’Isola, preferirei che la campata unica partisse dalla rampa del mio garage - attraversando tutta la Sicilia dell’infrastruttura che non c’è - per atterrare non a Reggio, ma un poco più in su, almeno fino a quando l’autostrada che arriva a Salerno non godrà di migliore salute.

Un ponte d’oro verso la fatiscenza politica e sociale è un insulto. Sempre.
milodonte alle 15:35 in:
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sabato, 24 maggio 2008

Vista sghemba

viottoloIo amo la Cosa Pubblica, davvero. Amo anche la Natura. E se le due categorie si sovrappongono, metti per esempio ai giardini comunali o lungo una strada demaniale nascosta da un ordinato filare di cipressi, io ammutolisco per lo stupore, rateizzando ogni mio piccolo piccolo problema esistenziale affinchè nulla  disturbi tanta promiscua bellezza. Allora c'è che mi incazzo se alla televisione volano alberi sulla carreggiata, se gli autobus e i cassonetti tutti vengono utilizzati come barriera a tutela di ogni sacrosanto diritto alla Salute; mi incazzo con Chiaiano perchè è facile gettare in pasto alle ruspe dell'Istituzione le cose di nessuno, mentre i delicati alberelli del praticello davanti a casa, rigorosamente targato proprietà privata, non vengono nemmeno lontanamente proposti al martirio anti cava. Al piccolo esercito di opliti l'auto personale non serve, essi giocano in casa, e quand'anche servisse un mezzo per rallentare la corsa all'inevitabile destino, basta una semplice alzata di mano, un cenno d'accordo, per buttare nell'arena ciò che non è di nessuno. Almeno la protesta sia a carico dello Stato.




milodonte alle 14:59 in:
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domenica, 18 maggio 2008

napoli

In certe giornate di pioggia battente la condivisione del mondo si fa collettiva, come se l'umidità e l'incessante gocciolare costringessero le persone a stringersi, l'una accanto all'altra, in cerca di calore e riparo sotto il fragile tetto del mal comune che è mezzo gaudio. E mezza malinconia.

E se  ti accorgi di condividere sottovoce il piccolo campanilismo del tuo vicino di caffè, colla spilletta di Alberto da Giussano al petto e La Padania sottobraccio, che impreca contro la Napoli dei pogrom, perchè Rom e Spazzatura bruciano meglio di Camorra e Malcostume, non ti sorprende troppo e non ti fa vergognare. Quando fuori piove e il locale è affollato. E le coscienze si sporgono appena, lasciando la sola pancia a gridare uno sguaiato: Ah! Napoletani...

campo20nomadirl4
milodonte alle 14:19 in:
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domenica, 18 maggio 2008

saudade

a

Tu
 e io

una stanza
  mille mondi
in quattro pareti
sotto un cielo di libri

E
non è mai stato così facile viaggiare.

milodonte alle 13:46 in:
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mercoledì, 09 aprile 2008

people

Ho conosciuto Rina. Ha settantadue anni e faceva la maestra elementare. Ora si occupa di buddismo e cultura ebraica. Non è sposata e non ha rimpianti. Forse è sola.

Ho conosciuto Rosy e Luca. Sono sposati da sedici anni. Hanno adottato un figlio e altri quattro sono in affido. La loro è una famiglia aperta.

Ho conosciuto Patrizia. Alla fine degli anni settanta viveva in una comune. Mi raccontava che allora seguiva degli ideali, ma erano assai confusi. Cercava di fuggire al conformismo. È fuggita dalla comune. Ha due figli e la sua casa è luogo di incontri per gruppi di lavoro o di meditazione. È buddista e serena. Partecipa ai gruppi di acquisto responsabile.

Ho conosciuto Vito. Professore di lettere. Viaggia e ospita viaggiatori. La sua loquacità non conosce il senso del limite. Ridondanza fine e affascinante.

Ho conosciuto Valentina, bimba bellissima e dura. Voce da adulta. È affidata a Rosy e Luca, genitori in affitto. Credo ci voglia una totale assenza di egoismo e un amore particolare  per farsi carico di Valentina e dei suoi fratelli d‘affido. Un giorno se ne andranno.

Ho ritrovato Raffaella dopo un lustro. Ci eravamo persi di vista. Colpa mia. Ha lasciato il lavoro dopo sedici anni, contrattando la sua buona uscita. Insieme a Chiara, che conobbi un giorno a Torino, in un campo di Manitese, Raffaella progetta di aprire un negozio di prodotti locali con angolo caffetteria. È un azzardo, dice, ma voglio fare qualcosa che mi piace. Ci incontrammo tredici anni fa, a Monaco, durante un meeting organizzato dalla comunità di Taize. Era fidanzata con un Triestino. Lei è di Torino. Un giorno si trovava alla stazione e lo aspettava. Le telefonò che non era partito, non se la sentiva più di arrivare fino là. Allora prese il primo treno per Trieste per farselo dire mentre lo guardava negli occhi.

La famiglia di Patrizia e quella di Vito condividono lo stesso casolare sulle colline fuori  Parma, una costruzione del millesettecento con annessa cappella. Era di un signorotto locale. Curioso come l’entrata principale d’un tempo sia ora divenuta una porta secondaria, nonostante le ampie scalinate e due file di alberi paralleli che contengono una strada d‘accesso alla villa, mentre  l’antico uscio per i servi, che dà nel cortile,  si è trasformato nell’accesso più importante. Ho passato la notte in una delle due camerate dove accolgono i viaggiatori. Nei bagni ho trovato un’antologia di poesie italiane dalle origini al novecento. Declamavo versi a Raffaella mentre era in doccia, aspettando il mio turno. Aveva un debole per Leopardi.

Ho una convinzione. Sono sicuro che ogni incontro reca in dono un tassello per costruire la nostra vita. Basta solo trovare l’incastro giusto per scoprirne l’importanza. È una questione di tempo. E di attenzione.
milodonte alle 23:20 in:
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